della Dr.ssa Maria Paola Guidobaldi
         - Direttrice Scavi di Ercolano *-

Vista dall'Alto degli Scavi di Ercolano - clicca per ingrandire - La limitata estensione del "parco archeologico di Ercolano" (circa 4,5 ettari), che rende tuttora incerta la reale superficie occupata dalla città, e la mancanza, nel settore scavato a cielo aperto, di molti degli edifici e dei luoghi che di norma costituivano la panoplia monumentale civile e religiosa di una piccola città dell'Italia romana nella prima età imperiale vanno annoverate certo fra le cause di una certa disattenzione da parte del pubblico e degli studiosi per questo sito archeologico, a tutto vantaggio della ben più vasta e maestosa Pompei. Pur con questi limiti, la particolare dinamica del seppellimento di Ercolano, sommersa da flussi piroplastici solidificatisi per un'altezza medi di circa 16 metri, ha determinato un fenomeno di conservazione assolutamente originale e in grande misura privo di confronti a Pompei, restituendoci reperti organici (vegetali, stoffe, papiri, arredi e parti struttive degli edifici in legno, la barca recuperata nel 1982 sull'antica spiaggia), ma anche e soprattutto i piani superiori degli edifici e con essi un'idea precisa dei volumi e delle tecniche di costruzione.
Alcune fra le più celebri abitazioni della piccola città vesuviana devono il loro nome convenzionale proprio alla conservazione di eccezionali manufatti: è questo ad esempio il caso della Casa della Stoffa, della Casa del Sacello di Legno, della Casa del Tramezzo di Legno, della Casa del Telaio, della Casa del Mobilio carbonizzato. Tuttavia la straordinarietà di Ercolano non si esaurisce qui, perchè  anche ad un esame superficiale si impongono con assoluta evidenza l'ordinato schema urbanistico ortogonale e il fasto di pochi, ma altamente rappresentativi edifici pubblici messi in luce: le Terme Centrali, le Terme Suburbane, la Terrazza di M. Nonio Balbo, l'Area sacra suburbana, la Sede degli Augustali, la Palestra, per tacere del teatro, esterno al parco archeologico propriamente detto, e della Basilica Noniana e dell'Augusteum, mai scavati a cielo aperto e della cui magnificenza possiamo farci un'idea attraverso i cicli scultorei e pittorici conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La vera e propria piazza forense, e gli altri edifici civili e religiosi ad essa collegati, sono ancora sepolti sotto la moderna Ercolano e, per analogia con quanto già scavato a cielo aperto, li possiamo immaginare infatti anche nei loro preziosi arredi, insostituibili fonti per gli aspetti più propriamente politici e pubblici di una città romana del primo Impero Romano.

       Allo stato attuale, la massima parte del parco archeologico visitabile è costituita da abitazioni private più o meno profondamente rinnovate in età imperiale e in esse i livelli di esibizione del lusso sono mediamente superiori a quelli delle coeve abitazioni pompeiane. Le pitture ed i pavimenti non di rado sono di una ualità più alta e non mancano esempi di soluzioni architettoniche di grande rilevanza, come l'eccezionale "oecus Aegyptius" della Casa dell'Atrio a mosaico, una sorta di aula basilicale a 3 navate, l'unico esempio finora noto in tutta l'area vesuviana, mentre perfino nelle dimore di più modesto impianto qualche elemento di abbellimento o di arredo compensa magnificamente il ridotto spazio a disposizione del proprietario.

    Più che a Pompei sono quindi ravvisabili pressochè in ogni abitazione i segni di un raggiunto benessere, che si esprime anche nella diffusione capillare di un artigianato artistico molto spesso giunto intatto fino ai nostri giorni grazie alle specifiche modalità di seppellimento sopra descritte: le sculture da giardino della Casa dei Cervi, gli oscilla della Casa del rilievo di Telefo ed i monocromi su marmo della Casa di Nettuno e Anfitrite ne sono solo i più noti e rappresentativi esempi. 

 

A pochi passi dagli scavi nasce la Fondazione CIVES-MAV, il Museo Archeologico Virtuale, anche casa della cultura digitale e motore di innovazione tecnologica per l’area metropolitana, versante est, di Napoli. In uno slargo che si affaccia su via IV Novembre, asse principale in linea con l’ingresso degli scavi di Ercolano, emerge la struttura di 5000 metri quadri in stile neo-classicheggiante del nuovo Museo. Per un breve periodo casa del fascio, poi mercato coperto comunale, ancora scuola e infine dopo una completa ricostruzione, il MAV. Il museo si articola in tre livelli più un roof garden.
Il museo Archeologico Virtuale occupa 1500 metri quadri nel livello sotterraneo, una grande installazione autoriale di Gaetano Capasso composta da più di 30 interfacce visive, immersive e virtuali che ricostruiscono la vita e la cultura delle aree archeologiche del Napoletano prima e dopo la grande eruzione del Vesuvio del 79 dc. Un parco a tema, didattico e conoscitivo, un esperienza unica e di forte attualità. Il livello terra ospita un grande auditorium per 350 persone, teatro, cinema, sala concerti, conferenze, uno spazio che si completa con altre due sale di proiezione per 40 posti e spazi per laboratori di sviluppo per il video e i nuovi media. Al primo livello con le grandi vetrate gli uffici, la nuova mediateca, l’archivio della canzone napoletana, il bar e uno shop museale circondao la galleria semiaperta, sede permanente del Global Vllage Square Project, ideato da D. de Kerckhove; un potente sistema di trasmissione audiovisiva per trasmettere e ricevere contenuti in diretta tramite banda larga su internet.
La spaziosa galleria sarà sede di mostre, concerti e performance. Il roof garden è una terrazza che domina la galleria e lo spazio urbano circostante, sarà estensione del bar/ristorante come zona di convivialità per i visitatori del museo.


* dott.ssa Maria Paola Guidobaldi
Corso Resina - 80056 Ercolano (Na)
Tel. + 39 081 7324111

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